IL MIO STREET FOOD

Varco la soglia dello showroom di Le Troi Chef e vengo subito accolta dal sorriso contagioso di Walter, quel vulcano di idee che si fa fatica a contenere, che ti travolge con il suo amore per la vita e per le persone. Sono qui, come tante altre volte, per una chiacchierata delle nostre, dove mi trasmette le sue idee, il suo modo di vedere il suo mondo, i suoi sogni. Ce n’è uno in particolare che merita di essere raccontato.

Ed oggi sono qui per questo. A narrarvelo con le sue parole.

Walter, so che da tanto tempo hai un sogno nel cassetto, che si chiama Street Food. Il TUO Street Food. Ce lo racconti?

E’ un sogno di quando ero giovane e avevo 18 anni. Finita la scuola il sogno era quello di trascorrere sei mesi a Piancavallo e sei mesi a Caorle, a far panini su un camion.

Un’idea che non mi ha mai abbandonato, che è sempre stata lì, in attesa di essere rispolverata al momento opportuno. E quel momento è arrivato. Manca solo il mezzo, che stiamo cercando, perché non vogliamo sia uno dei tanti, magari modernissimo e fiammante, ma che non parli di noi.

Sono innamorato dello Street Food , credo si sia capito, del concetto che lo contraddistingue, del mondo che gli ruota attorno. La libertà di muoversi, di venire a contatto con persone di ogni genere, ciascuna coi suoi colori, con la sua storia, il suo vissuto… Emozioni uniche I figli stanno crescendo e posso pensare di spiegare di nuovo le ali, a bordo di un camion, per le strade del Friuli, intanto. E allargare gli orizzonti: Italia e chissà, magari anche più in là.

Ho un’idea precisa del mio Street Food, legato alla mia terra, alle sue tradizioni, ai suoi sapori e profumi. Uno Street Food a Km 0. Perché di mezzi in giro che fanno panini ce ne sono, ma alla fine propongono gli stessi abitudinari prodotti, dal classico hamburger ai soliti panini che ti aspetti quando ti avvicini.

I nostri panini , ci piace chiamarli così, sono GOURMET e raccontano della nostra terra.

In realtà li stiamo già proponendo. Ad esempio un panino che abbiamo lanciato e che sta avendo successo è fatto con la farina di mais, legata alla polenta, uno dei nostri cibi più tradizionali e conosciuti ma per tanti ancora da riscoprire, il frico ,friulano al 100%, una sarda dorata e della cipolla rossa di Cavasso all’agro.

E’ un panino che ha degli abbinamenti incredibili, divertente nel vederlo e soprattutto nell’assaggiarlo.

Ma perché tirare fuori il sogno dal cassetto proprio ora?

Perchè in questo momento storico ed economico tutto è segnato da sushi e polletti, tarato su una spesa economica rapportata a questa offerta. Noi vogliamo inserirci in questo contesto e offrire alle persone non piatti poveri, ma piatti belli e di tradizione.

In un certo senso vogliamo fare la differenza. Quella che viene su dalla nostra terra.

La tua idea, sei stato molto chiaro, è quella di offrire un street food legato al territorio friulano.

Credi che possa acquisire una valenza di più ampio respiro, alimentando una rete tra “colleghi” dello street food che in qualche modo attivi, lungo tutto lo Stivale, un processo, direi culturale, di diffusione della tradizione friulana, di costruttivo scambio di sapori e vissuti differenti? La ritieni una strada percorribile?

E’ percorribile, certo! Come il mezzo…. Il potersi muovere liberamente ti porta anche a socializzare e conoscere persone e colleghi nuovi. Siamo un’azienda aperta a quello che può essere considerato“ differente”, cerchiamo sempre il contatto con i nostri colleghi. Non siamo un’azienda gelosa delle nostre cose, chiusa nel proprio bozzolo. Anzi, auspichiamo, e mi espongo io personalmente, a ricercare nuove collaborazioni, imperdibili occasioni di arricchimento reciproco. Perché credo che il lavorare in rete, in modo intelligente e rispettoso, s’intende, sia il vero propulsore del nostro lavoro. Noi siamo un’azienda familiare per cui il condividere idee, esperienze, progetti, costituisce la normalità.

E’ giunto il momento, allora…

Sì, questo è il momento. O lo faccio adesso o lo torno a mettere nel cassetto. I panini ci sono, la passione e il cuore sempre…Ora ci manca solo il mezzo, che, come ho già detto, stiamo cercando. Se ci seguite su FB o sul nostro sito, vedrete che partecipiamo a varie manifestazioni o eventi del nostro territorio, oggi con un gazebo, perchè non abbiamo il camion, ma se verrete a trovarci il nostro spirito vi balzerà subito all’occhio.

Il camion dello Street Food sta prendendo vita dai meandri del mio sogno di ragazzo. E so che ce la faremo. Siamo andati a Londra, per vedere cos’è lì lo street food…. Un’esperienza incredibile. Anche se mi auguro veramente che in Italia non si arrivi a vivere in quel modo. Da noi la tavola fa parte ancora di una tradizione e non di un mordi e fuggi.

Siamo andati anche nelle grandi città italiane a vedere com’è presente lì lo street food, e davvero è “tanta roba”. Qui è tutto da sviluppare. Noi non vogliamo essere i primi, vogliamo essere una piccola miccia che porti avanti il pensiero di coltivatori, artigiani, tenendo conto della stagionalità e di tutto quanto sia legato ai singoli mesi dell’anno, nel rispetto del mondo che ci circonda, natura e persone.

Quindi anche un mettersi al servizio dei valori e delle tradizioni friulane, un dar voce a quanti poi sono i produttori della materia prima dello street food, una cucina legata ai ritmi della terra, ai cicli della natura.

Proprio così. Questo è il mio street food: uno street food fatto di tanti chilometri…a chilometro zero.

Maria Chiara Santoro

 

 

 

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